Tre piani, recensione: perché la critica ha stroncato l'ultimo film di Nanni Moretti?

Autore: Elisa Giudici ,
Copertina di Tre piani, recensione: perché la critica ha stroncato l'ultimo film di Nanni Moretti?

Le Monde lo ha definito un boomer e neanche la stampa italiana al Festival di Cannes 2021 - dove è stato presentato in concorso - è stata particolarmente tenera. Nonostante l'avventura francese di Moretti partisse sotto i migliori auspici (e a 20 anni dalla storica vittoria della Palma d'Oro con La stanza del figlio), il suo nuovo film Tre piani è stato uno delle poche delusioni in Croisette. A impressionare è stata soprattutto la reazione della stampa amica, ovvero dei tanti critici che all'ombra dell'ironia e della malinconia del regista di Ecce Bombo e Mia madre sono cresciuti: la rappresentanza di un'intera generazione maturata in ambito cinematografico (e politico) grazie a Moretti, che nel 2021 si è ritrovata di fronte a un regista improvvisamente distante, umanamente e non solo, a tratti sgradevole. 

Cos'è successo a Moretti e al suo cinema? Anagraficamente parlando non faccio parte della generazione cresciuta a pane, Nutella e Moretti, per cui devo dire che questa semi debacle mi ha stupito fino a un certo punto. Anzi, non ho trovato Tre piani nemmeno un film così tremendo come riscontrato dai colleghi, anche se sicuramente è una pellicola non riuscita, stanca, con tanti punti critici al suo interno. 

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La trama di Tre piani 

Tratto dal romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, Tre piani è il primo lungometraggio di Moretti non basato su un soggetto originale. La vicenda della pellicola, che vede al suo interno due salti temporali di cinque anni, racconta tre fasi della coesistenza di un gruppo di famiglie in un condominio della Roma bene . Al piano terra vive un architetto con moglie e figlioletta, spesso lasciata agli anziani del piano superiore che si occupano di lei come se fosse la loro nipotina. Nello studio dell'architetto all'improvviso si schianta la macchina guidata dal figlio di un giudice eminente e della moglie casalinga che vivono ai piani superiori. Nel farlo travolge e uccide una donna. Più isolata la vita di una moglie e giovane neomamma, soprannominata crudelmente "la vedova" perché affronta la genitorialità da sola, con il marito sempre lontano per lavoro. 

Come prevedibile, le solitudini e disperazioni personali e familiari finiscono per intrecciarsi tra condomini, fino a toccare spesso l'ambito giudiziario. Lucio (Riccardo Scamarcio) per esempio è roso dal dubbio che l'anziano vicino abbia in qualche modo abusato della figlia mentre si prendeva cura di lei, ma poi sarà lui stesso ad essere indagato per una relazione colma di ambiguità con una donna molto più giovane. Dora (Margherita Buy) si troverà di fronte a una drammatica scelta: rimanere al fianco del marito giudice (Nanni Moretti) che ha cacciato di casa il figlio Andrea (Alessandro Sperduti) dopo il fattaccio oppure venire a sua volta estraniata dalla vita del marito per poter mantenere i rapporti con il figlio. Monica (Alba Rohrwacher) invece dovrà affrontare un demone interiore, un'eredità scomodissima lasciatale dalla madre. 

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Nanni Moretti è un boomer? 

Il primo, evidente problema di Tre Piani è che il trasferimento delle vicende da Tel Aviv a Roma non è convincente: si percepisce a livello istintivo che questa storia non è italiana né tantomeno romana. Sullo sfondo aleggia un vago rigore morale, quasi religioso, che richiama molto più il cinema mediorientale e in particolare iraniano (penso ad Asgar Farhadi). Forse l'intento di Moretti era proprio quello: esplorare l'interiorità di un condominio e dei suoi abitanti, mettendo alla prova i loro capisaldi morali, le loro certezze che si rafforzano o crollano con il passare degli anni. 

Sacher
Monica sorride in Tre piani
La donne di Tre Piani sono figure gregarie, deboli, evanescenti all'ombra degli uomini che le comandano

Moretti però non è Farhadi: manca del tutto del tocco magistrale con cui il regista iraniano evidenzia l'ambiguità sottile in cui ogni persona si muove, sottolineando che nessun'azione è bianca o nera, ma ha una scala di grigi da non sottovalutare. Il regista italiano al contrario è palesemente schierato dalla parte di questo o quel personaggio: ci sono condomini di cui capisce il dramma e lo condivide, mentre altri sono poco più che meri artifici narrativi per rinforzare il dramma dei primi. 

Nella seconda categoria finiscono immancabilmente tutti i personaggi femminili: un'accozzaglia di donne deboli e succubi degli uomini che le circondano. Anche quando sono in teoria vittime della situazione, si vedono in qualche modo addossata parte della colpa, quantomeno per mancanza di nerbo: dai mariti, dai figli, dagli amanti. In questo caso non è Moretti ad aver fatto un passo indietro, ma buona parte del sentire comune ad aver fatto decise falcate in avanti. La parte del film relativa al processo per stupro è un guazzabuglio che ben articola come Moretti sia semplicemente espressione di un sentito superato da una certa parte della società, una posizione in odor di patriarcato che ora dimostra una certa fragilità. 

Un film conservatore e mal fatto

Nanni Moretti ha tutto il diritto - per quanto possa risultare scioccante - di fare un film fermo su posizioni moraleggianti e a tratti reazionarie. Negli stessi argomenti che affronta Tre piani avrebbe la possibilità di far valere alcune istanze conservatrici, sottolineando tutte le profondissime contraddizioni del sentito odierno e della morale attuale, alla luce del suo punto di vista antecedente. Il problema è che Moretti questo sguardo acuto sul presente non ce l'ha. 

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Sacher
Lucio strozza Giorgio
Scene come questa, ad alto contenuto drammatico, risultano involontariamente ridicole

Tre piani è moralmente discutibile, ma oggettivamente mal fatto ed è questa la sua colpa più grave, il suo vero tradimento. La regia e la fotografia lo fanno somigliare a una fiction TV, impressione rafforzata da una recitazione macchinosa, esagerata, che spesso in maniera involontaria trasforma le scene ad alto tasso drammatico in farse ridicole. Che senso ha ripiegare su un cast così prevedibile e tipizzato (ma composto da buoni attori) se poi quasi li si costringe a recitare male? Su tutti colpisce (in negativo) un Nanni Moretti che pronuncia le sue battute in maniera cadenzata, quasi cantilenante: un approccio che lascia sconcertati, così come quasi tutto in questo film davvero fallimentare. 

Commento

Nospoiler.it

40

Nanni Moretti ha fatto flop? Tre piani trasforma tutto ciò che ha reso il suo cinema importante (la rabbia, l'impegno, il piglio critico) nel borbottio di chi non capisce e condanna il presente.

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