Tredici: l'AFSP risponde all'annuncio sui cambiamenti (ma è ancora polemica)

Autore: Chiara Poli ,
Netflix
3' 21''
Copertina di Tredici: l'AFSP risponde all'annuncio sui cambiamenti (ma è ancora polemica)

Voleva essere un modo per placare le polemiche... e invece sta alimentando un nuovo "caso". 

La decisione di Netflix di editare la scena del primo finale di stagione di Tr3dici in cui Hannah si toglie la vita, a due anni di distanza dalla messa on line del titolo, ha portato a una reazione dell'American Foundation for Suicide Prevention (AFSP).

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Dall'associazione, tramite uno studio di ricercatori americani, erano arrivati i dati inquietanti sull'incremento dei suicidi negli USA per la fascia d'età 10-17 anni nel mese successivo al debutto di Tr3dici.

Subito dopo l'annuncio di Netflix, l'AFSP ha rilasciato un comunicato.

Ecco alcuni estratti:

AFSP sostiene fermamente la decisione di Netflix di rimuovere la scena della morte di Hannah nella prima stagione. Il ritratto del suicidio e delle sue lotte interiori è complesso e la ricerca mostra che le persone rispondono ai contenuti di intrattenimento in una varietà di modi diversi.

Lo stesso contenuto che può portare ad aumentare la consapevolezza e l'interesse, e persino l'empatia in molti - può portare a peggiorare l'umore, l'ansia o l'immagine di sé in altri, che sono vulnerabili o in difficoltà.

Dopo aver spiegato come assistere sullo schermo a una lotta fallimentare contro il desiderio di morte possa portare soggetti particolarmente suscettibili a un'identificazione, che aumenta il rischio d'imitazione del comportamento, l'AFSP si è concentrata sulla difficoltà di evitare fraintendimenti per gli spettatori più deboli in racconti come quello di Tr3dici.

Infine, ecco gli elementi positivi riscontrati da AFSP:

Al contrario [...] la serie ha incoraggiato i giovani a iniziare conversazioni su problemi di salute mentale precedentemente stigmatizzati e a ottenere aiuto.

Nel corso dell'ultimo anno, il lavoro di AFSP con Netflix ci ha chiaramente dimostrato che i creatori di contenuti e l'azienda hanno a cuore le tematiche della salute mentale e del suicidio come preoccupazione per la salute pubblica. Da quando AFSP ha iniziato a collaborare con il creatore della serie nella stagione 2, Netflix ha adottato misure significative per creare risorse didattiche per gli spettatori, aggiungendo un toolkit di risorse come avvertimenti sui temi più scottanti nella serie.

Le trame successive hanno raffigurato messaggi di speranza e guarigione, mostrando personaggi in cerca di sostegno da genitori, tutor, gruppi di supporto e professionisti della salute mentale, e lavorando attraverso il trauma e problemi di salute mentale.

Ed è stato a questo punto che, in rete, i fan della serie hanno capito come mai la stagione 2 era parsa così diversa dalla prima: il lavoro accanto ad AFSP e ad altre associazioni avrebbe, secondo alcuni commenti reperibili in rete nei forum di discussione e sui social, influenzato la libertà creativa degli autori.

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Netflix
Tr3dici: uno dei poster della serie
Tr3dici: uno dei poster promozionali della serie

Inoltre, ci sono le riflessioni - come quella di Forbes, elaborata da Paul Tassi - su come l'eliminazione della scena clou della stagione 1 possa addirittura peggiorare la situazione.

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La polemica, insomma, anziché placarsi si sta espandendo. Sia per le prese di posizione di chi vede un'invasione di campo nella libertà artistica, sia per il rischio di privare di senso l'intero discorso di Hannah (di forte impatto emotivo, ricordiamolo, perché trasforma il proprio suicidio in uno strumento di vendetta).

La frase conclusiva del comunicato di AFSP ha contribuito ad alimentare ulteriori discussioni.

Crediamo che la modifica della scena nella Stagione 1, Episodio 13 possa portare a un dialogo più completo delle questioni importanti trattate dalla serie. Applaudiamo Netflix per aver preso questa decisione muovendosi in una direzione molto importante.

Netflix
Tr3dici: Kate Walsh in una scena della stagione 2
Tr3dici: Kate Walsh in una scena della stagione 2

L'annoso dibattito sulla violenza al cinema e in TV, che fornirebbe "ispirazione" a potenziali imitatori, qui ha lasciato spazio a un tema ben più delicato, vista soprattutto la giovane età della protagonista e dei personaggi coinvolti.

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Forse è vero: l'intervento di AFSP in qualche modo limita la libertà d'azione degli autori, ma d'altra parte le statistiche avevano fatto preoccupare molto sia gli autori che la produzione.

Cosa ne pensate? Credete ci sia una soluzione davvero efficace?

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