True Detective: chi è il Re Giallo?

Autore: Alessio Zuccari ,
Copertina di True Detective: chi è il Re Giallo?

True Detective debutta sul canale HBO il 12 gennaio 2014 e si impone da subito come una delle serie televisive più acclamate di sempre. Alla prima stagione ne seguiranno nel corso degli anni una seconda e una terza - scollegate narrativamente - che però non riusciranno mai a eguagliare il successo e l'apprezzamento della storia che vede per protagonisti due fenomenali Matthew McConaughey e Woody Harrelson.

Nic Pizzolatto, che la serie l'ha creata e interamente scritta, ambienta la crepuscolare indagine della prima stagione in una Louisiana decadente e torbida, mescolando all'interno del racconto una densa quantità di riferimenti di origine letteraria atti a circoscrivere gli efferati crimini in cui i due detective si imbattono all'interno di uno steccato che affonda nell'oscurità e nell'esoterismo. La ricerca dei colpevoli diviene ben presto la ricerca di una luce dentro se stessi quando si è costretti a fronteggiare le macerie di un'umanità inconfessabile, spietata.

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E nel mezzo di un percorso dai tratti filosofici in cui #True Detective si trova a suo agio, a fare da filo conduttore e sottotesto mitologico c'è la figura del Re Giallo e della mitica città di Carcosa, che più volte ritornano come riferimenti nei discorsi e nei tasselli da far incastrare nell'ampio quadro degli indizi. Ma chi è davvero il Re Giallo?

Chi è il Re Giallo? I riferimenti nella serie

Pizzolatto sembra fare forte affidamento sull'enigmatica figura del Re Giallo (in originale The King in Yellow). Quest'ultimo appare pian piano all'interno della cornice investigativa e si fa poi figura onnipresente, annidata nei simboli (il tatuaggio sulla schiena della defunta Dora Lange, i voli d'uccello, diversi graffiti) o nei discorsi che vengono riferiti di nascosto, di seconda mano (la stessa Dora pare avesse avuto a che fare con questa entità).

Lo showrunner della serie è quindi consapevole di riuscire a creare tramite queste briciole di pane disseminate un forte pretesto narrativo e una solida architrave tra il misterioso e l'orrorifico. Tutto questo si fa impalcatura per quella ricerca introspettiva che guida i personaggi di Rustin Cohle e Martin Hart e le loro azioni. La ricerca spasmodica di far combaciare tutti i pezzi sparsi in terra però porta a una risoluzione nel finale dove il Re Giallo rimane in disparte, rendendo chiara come la sua partecipazione non sia fondamentale in termini di punto d'arrivo, ma piuttosto come motore atto ad alimentare il processo di una disperata ricerca.

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Ma al di là del modo in cui Pizzolatto sfrutta la mitologia all'interno di True Detective, il Re Giallo appartiene in realtà a quella serie di riferimenti letterari a cui accennavamo in precedenza. A portare questo nome è infatti una raccolta di racconti brevi pubblicati nel 1895 dallo scrittore statunitense Robert W. Chambers, contraddistinti da una forte predilezione di gusto per il sovrannaturale, il mistico e il macabro ammantati da atmosfere decadenti e viscerali.

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Una figura inaccessibile: il Re Giallo nella letteratura

La raccolta Il Re Giallo, l'opera principale e maggiormente ricordata di Chambers, ha segnato a fondo la cultura gotica del Novecento, infondendo la letteratura horror dello scorso secolo di una linfa che andrà a influenzare e ispirare autori come H.P. Lovecraft. A fare da fil rouge dei dieci racconti che compongono l'opera c'è il continuo ritorno del Re in Giallo, un'opera tetrale fittizia che viene narrato essere fatale per chiunque ne legga il secondo atto, in quanto conduce a una irreversibile follia.

Anche qui quella del Re Giallo è una figura che rimane sullo sfondo, che non si palesa mai direttamente se non in alcuni rari stralci che Chambers sceglie di riportare. Ma l'opera teatrale rimane inaccessibile, lontana agli occhi di chi legge e che secondo le leggi interne dei racconti potrebbe rivelare i segreti del cosmo e delle trame che il Re tira all'interno del suo regno. Regno che è proprio quella Carcosa che torna anch'essa durante il corso degli episodi di True Detective.

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Ma il fascino inviolabile di quest'opera risiede proprio nel fatto di negarsi continuamente, di farsi impalcatura onnipresente e per questo fondamentale e desiderata. Pizzolatto, dunque, utilizza all'interno della serie TV lo stesso meccanismo che Chambers sceglie di mettere in atto nei suoi racconti. Il Re Giallo e Carcosa sono l'uno il dominatore e l'altra il dominio dell'oblio, del mai svelato che sottostà al gioco di maschere e di morte che trascina al centro del vortice chiunque ne venga a contatto, proprio come accade a Cohle e Hart nel corso della stagione a loro dedicata.

Alla fine però non rimane nulla e quando i nodi vengono al pettine quella del Re Giallo è ancora una volta una verità mai svelata, mai riconosciuta. Un oggetto misterioso che esiste solamente in funzione del suo essere come tensione a qualcosa, come accettazione della rinuncia a carpire alcuni segreti che per la condizione umana devono rimanere tali.

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