Un'ombra negli occhi, la drammatica storia vera che ha ispirato il film

Autore: Alessandro Zoppo ,
Copertina di Un'ombra negli occhi, la drammatica storia vera che ha ispirato il film

Premiato ai Robert Awards (gli Oscar danesi) per i migliori effetti speciali, Un'ombra negli occhi è disponibile in streaming su Netflix dal 9 marzo. Il toccante dramma bellico di Ole Bornedal (il regista di 1864 e Il guardiano di notte) ricostruisce una delle più dolorose tragedie collettive vissute in Danimarca: il catastrofico bombardamento della Shellhus, la sede della Gestapo nel centro di Copenhagen, e i suoi incalcolabili danni collaterali.

Prodotto da Jonas Allen e Peter Bose di Miso Film, Un'ombra negli occhi porta sugli schermi una storia poco nota nel resto d'Europa, ma una ferita ancora aperta e sanguinante nella memoria dei danesi. I fatti al centro del film, raccontati dal punto di vista di tre bambini (Henry, Eva e Rigmor, interpretati da Bertram Bisgaard, Ella Josephine Lund Nilsson e Ester Birch Beck) e le loro famiglie (tra cui Mads Riisom e Danica Curcic, la detective Naia Thulin di L'uomo delle castagne), di una suora (Fanny Bornedal, la figlia del regista) e di un agente dell'Hilfspolizei (Alex Høgh Andersen), risalgono alla mattina del 21 marzo 1945, durante le fasi finali della Seconda guerra mondiale.

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Gli "effetti collaterali" della guerra sono i civili che subiscono in prima persona le conseguenze devastanti dei bombardamenti. Sono il "tragico errore" in conseguenza del quale nulla sarà più come prima. Nella storia della Danimarca quella cicatrice fa ancora male, anche a distanza di quasi ottant'anni.

Nel Paese scandinavo, invaso dalla Germania nell'aprile del 1940, la resistenza al nazismo è spontanea e nonviolenta. Il re Cristiano X e il governo socialdemocratico, rimasto in carica in un regime di "compromesso", si oppongono alle leggi razziali e incoraggiano ogni forma di non collaborazione civile. L'introduzione della legge marziale nell'agosto del 1943 per soffocare un'ondata di scioperi e sabotaggi fa nascere la resistenza vera e propria, nota come "danske modstandsbevægelse".

Quando la "caccia al giudeo" è ormai aperta, gli attivisti, aiutati da organizzazioni solidali, ecclesiastici, poliziotti e cittadini comuni, nascondono e finanziano la fuga nella neutrale Svezia di oltre settemila ebrei ricercati dalle SS. Con la complicità di Werner Best, giovane plenipotenziario del Reich a Copenaghen e uomo di fiducia di Himmler, la Danimarca evita la soluzione finale.

L'Operazione Cartagine

I partigiani danesi imbracciano le armi soltanto nell'ultimo anno di conflitto. La rete della "modstandsbevægelse" contatta gli alleati per chiedere l'intervento diretto della Royal Air Force in una missione cruciale: liberare i partigiani rinchiusi e torturati nella Shellhus, un edificio nel centro di Copenhagen diventato il quartier generale della Gestapo. L'operazione è delicata: difficile bombardare un obiettivo circondato da palazzi dove vivono migliaia di civili.

Inizialmente la RAF rifiuta di prendere parte alla missione perché la considera troppo pericolosa, poi accetta il rischio prevedendo un piano di bombardamenti intensivi a basso livello. Al raid partecipano i de Havilland DH.98 Mosquito della RAF, della RAAF (l'Air Force australiana) e della RNZAF, l'Air Force neozelandese.

Lasse Frank / SF Studios

Una scena del film Un'ombra negli occhi
I piloti della RAF si preparano all'Operazione Cartagine

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La Shellhus è all'angolo di Nyropsgade e Kampmandsgade. Oltre ad essere una prigione per gli antinazisti, contiene un vasto archivio con informazioni essenziali su nomi, gruppi e azioni del movimento. All'ultimo piano, i tedeschi hanno sistemato 26 partigiani usandoli come scudo umano. I piloti britannici – nel film Peter (Alban Lendorf) e Andy (James Tarpey) – decidono di procedere ugualmente: l'obiettivo è "sacrificare pochi per salvare molti".

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Quella mattina c'è forte vento. Durante il raid un aereo colpisce un lampione e si schianta sull'Institut Jeanne d'Arc, una scuola francese che si trova al 74 di Frederiksberg Allé. In quel momento nell'istituto ci sono oltre 430 bambini e più di 30 suore cattoliche. I caccia della seconda e terza ondata sono fuorviati dal fumo e dalle fiamme: i bombardieri credono che la Shellhus sia sotto la colonna che si vede dai cieli e colpiscono per errore la Den Franske Skole e i condomini nelle vicinanze. Muoiono 125 persone tra cui 86 bambini; i feriti sono 102 tra cui 67 bambini.

Nella Shellhus, bombardata secondo i piani, restano uccisi quasi 100 dipendenti della Gestapo e l'archivio viene distrutto. Perdono la vita anche 9 piloti alleati e 8 combattenti della resistenza danese, mentre altri 18 riescono a fuggire. A causa dei bombardamenti circa 900 persone rimangono senza casa. Nelle ore immediatamente successive al raid, succede qualcosa di insolito e straordinario: le suore e le persone accorse sul posto, la polizia ausiliaria danese, i collaborazionisti dell'Hilfspolizei e i soldati tedeschi rimasti partecipano tutti insieme alle operazioni di salvataggio.

Nel dopoguerra i resti della scuola sono demoliti e gli alunni sopravvissuti vengono trasferiti all'Institut Sankt Joseph. Oggi l'area ospita sei edifici e un monumento, opera di Max Andersen inaugurata nel 1953 in ricordo delle vittime. Per anni, tuttavia, il disastro dell'Institut Jeanne d'Arc viene "cancellato dalla memoria".

Una strage dimenticata

Come rivela la reporter Anita Brask Rasmussen su Information, le immagini dei bombardamenti, riprese da due Mosquito inviati appositamente dalla RAF per documentare l'operazione con piccole cineprese montate sulle ali, non appaiono nei documentari d'epoca. All'indomani della liberazione, il governo filo-atlantista (la Danimarca è uno dei membri fondatori della NATO) chiede e ottiene che tutti i documentaristi raccontino la versione "politicamente più favorevole" dell'occupazione.

Sono in pochi a poter montare senza interferenze ministeriali. Dai filmati ufficiali scompaiono le vittime civili della Franske Skole e del Søndre Boulevard. Lo storico Lars-Martin Sørensen parla senza mezzi termini di "falsificazione della storia" e di "un grossolano peccato di omissione" per nascondere "un bombardamento mal riuscito". Sørensen paragona l'Operazione Cartagine a quanto accaduto in tempi più recenti in Iraq. Le autorità "vogliono creare l'idea che si possano effettuare attacchi aerei ben pianificati con una precisione così clinica da colpire solo ciò che è necessario, ma questa è una sciocchezza".

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Lasse Frank / SF Studios

Una scena del film Un'ombra negli occhi
Dio esiste quando ci sono il male e la sofferenza?

Diversi documenti dimostrano che ministeri e piani alti del governo danese vogliono far passare l'attacco britannico alla Gestapo come un successo clamoroso. Non a caso in famosi documentari sulla resistenza e la liberazione della Danimarca come Det gælder din frihed del 1946 e De fem år del 1955 vengono utilizzati soltanto i filmati dell'attacco alla Shellhus. L'unico riferimento alla scuola francese rasa al ruolo è descritto come "uno sfortunato incidente".

Ancora oggi, nonostante il recupero di fonti, testimonianze e materiali, il bombardamento dell'Institut Jeanne d'Arc resta sconosciuto ai più, quasi fosse una pagina rimossa della Seconda guerra mondiale. Un'ombra negli occhi vuole ricordare le vicende di alcune di queste vittime "cancellate" dalla memoria attraverso gli occhi dei bambini, "con il senso di meraviglia con cui osservano un mondo grottesco intorno a loro", ha dichiarato Bornedal. Questa "è la storia dell'innocenza contro le macchine, di tutti i bambini vittime degli orrori della casualità".

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