Valeria Golino e Céline Sciamma: intervista tra donne, amiche, registe e femministe

Autore: Elisa Giudici ,

L'intesa tra Valeria Golino e Céline Sciamma è così profonda che quando arrivano alla presentazione romana di Ritratto della giovane in fiamme scoprono divertite di essersi vestite esattamente allo stesso modo. Completo grigio di tessuto pesante per combattere il freddo dicembrino, tronchetti scuri, sobria eleganza nei gioielli e nel taglio di giacca e pantaloni. Sembrano un duo di supereroine eleganti e forse lo sono davvero: i loro nomi infatti sono uniti in uno dei film più amati e premiati del 2019.

Valeria Golino infatti interpreta una piccola ma cruciale parte in Ritratto della giovane in fiamme, con cui la collega e amica Céline Sciamma ha vinto il premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Cannes e agli EFA (gli Oscar europei del cinema). Non solo: nonostante non sia forte di una candidatura agli Oscar per la categoria Miglior film internazionale (classico traino per film non anglofoni nella stagione dei premi), il film ha strappato una nomination pesantissima anche ai Golden Globe Awards, confermando il momento d'oro del cinema francese autoriale. 

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Le due protagoniste di Ritratto della giovane in fiamme sulla spiaggia
Una pittrice deve realizzare il ritratto di una futura sposa senza che la giovane se ne accorga

Ritratto della giovane in fiamme però non è (solo) un grande film e una pellicola femminile e femminista. È un film rivoluzionario, forse il più iconocasta del 2019, per come scardina tanti stilemi narrativi e convenzioni di genere. La storia in sé è semplicissima: siamo da qualche in Francia, in un castello sperduto vicino a un'irta scogliera, in un epoca indefinita del passato che fa ricadere il film nel novero delle pellicole in costume. Una giovane pittrice (Noémie Merlant) viene convocata da una abbiente nobildonna (Valeria Golino) decisa a dare in sposa la figlia (Adèle Hanael) a un ricco nobile milanese. La ragazza dovrà ritrarre la giovane, affinché il futuro marito possa vederne le fattezze prima del matrimonio. C'è però un problema: la futura sposa è ben decisa a non posare per alcun quadro, perché si oppone al matrimonio. La pittrice si fingerà dunque una dama di compagnia e tenterà di ritrarla di nascosto. 

Da questa premessa parte un film capace di scardinare le convenzioni del genere in costume e soprattutto quelle della scrittura per il cinema, puntando tutto sull'uguaglianza tra le sue protagoniste, eliminando il conflitto e la disparità di potere che solitamente fungono da motore delle vicende cinematografiche. 

Ritratto della giovane in fiamme nasce dal suo desiderio di girare alcune scene specifiche, nate nella sua mente senza che ci fosse una storia a collegarle. Una giovane il cui vestito prende fuoco, una donna che corre verso l'orlo di una scogliera, una protagonista che sente un'aria di Vivaldi e ha una fortissima reazione emotiva. Ha dichiarato che per costruire un film che unisse queste scene che desiderava girare ci ha impiegato ben 3 anni. Ci può raccontare come è andata? 

Céline Sciamma - Sì, il mio processo di scrittura è particolare e ha richiesto molto tempo per arrivare alla sceneggiatura finita di Ritratto della giovane in fiamme. In generale i miei film nascono dal desiderio di realizzare alcune scene, così come si manifestano nella mia mente. Il lavoro più lungo è quello di creare tutti i passaggi di raccordo necessari a inserirle in maniera organica in una narrazione. La mia più grande sfida come sceneggiatrice è quella trasformare ogni scena necessaria in un passaggio che non mi serve a fini narrativi ma che desidero girare, esattamente come le scene di partenza. Ci sono voluti tre anni per fare in modo che la sceneggiatura di questo film fosse formata solo da scene che desideravo, senza passaggi che ero costretta a inserire per la loro funzionalità. 

Elisa Giudici
Valeria Golino al photocall
Valeria Golino ha conosciuto Céline Sciamma attraverso Jasmine Trinca

Parlando della genesi del film volevo chiedere a Valeria, che interpreta la madre della protagonista, come è venuta a conoscenza del progetto. 

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Valeria Golino - Io e Céline ci siamo conosciute 4 o 5 anni fa, anche se mi sembra che sia una vita che siamo amiche. Ci ha presentato una nostra conoscenza comune, l'attrice italiana Jasmine Trinca. Poteva essere solo una conoscenza occasionale, mentre invece siamo rimaste in contatto. Ogni volta che andavo a Parigi lo facevo a sapere a Céline, ogni volta che lei veniva in Italia mi avvisava. Abbiamo finito per diventare amiche e confrontarci su tanti temi, dato che siamo entrambe registe e discutiamo con piacere delle nostre idee di cinema. A un certo punto lei mi ha parlato del film, io ho letto la sceneggiatura e sono rimasta sorpresa perché era davvero favolosa. Tuttavia ero un po' titubante ad accettare il ruolo della madre. 

Per quale motivo? 

VG - In tutta onestà, non è certo la prima volta che interpreto la madre, ma di solito la protagonista sono io! (ride) Sarò sincera, ho dovuto pensarci molto. Ha pesato un po' la vanità, un po' il modo di lavorare di Céline, che chiede ai suoi attori di lavorare tanto per sottrazione, fino a metterli a nudo nelle loro emozioni basilari. Mi sono dovuta liberare dai miei orpelli attoriali, fare una recitazione più smorzata del solito. Alla fine è stato incredibilmente emozionante. Sul set eravamo tutte emozionate, provavamo i sentimenti dei nostri personaggi con grande intensità. Sono molto grata a Céline per avermi dato la parte. Data la mia titubanza iniziale, avrebbe potuto rivolgersi altrove, chiedere a qualcuno che dicesse di sì senza condizioni, con grande entusiasmo. Lei invece mi ha aspettato. 

Non mi stupisce sapere che lavoravate per sottrazione. In fondo Ritratto della giovane in fiamme è un film rivoluzionario proprio per sottrae in tanti ambiti, per come alleggerisce anche il genere dei film in costume. O almeno, mi è sembrato che fosse volutamente vago nei tempi e nei luoghi, quasi a rendere meno pesanti le convenzioni del genere. 

CS - Non ho mai girato un film in costume e sapevo che, ambientando Ritratto della giovane in fiamme in un'epoca storica lontana, il film sarebbe risultato più costoso. Invece io volevo fare una pellicola contenuta nei costi, senza farmi intrappolare dal dovermi rivolgere a mille esperti per ricostruire fedelmente ogni più piccolo dettaglio, appesantendo il film con una gabbia estetica e storica intorno. Quindi sì, ho ridotto gli interventi al minimo, mi sono fidata della costumista e degli altri professionisti, ho mantenuto un approccio libero. In ogni caso quando giri un film, ogni scena fa nascere centinaia di domande a cui devi rispondere. In Ritratto della giovane in fiamme in un singolo passaggio in cui le ragazze preparano da mangiare bisogna pensare a dettagli come la disposizione dei bicchieri, il colore dei piatti su cui mangeranno e cosa ci metteranno dentro, il disegno che una di loro sta ricamando, le ricerche e gli studi che l'attrice che ricama deve fare per sostenere la scena in modo credibile. Sono dettagli che alla fine qualcuno ti chiederà. 

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Elisa Giudici
La regista Céline Sciamma
La regista Céline Sciamma ha spiegato di averci messo 3 anni a scrivere la sceneggiatura del film

Il dietro le quinte di questo film è davvero sorprendente, in effetti, così come il suo risultato finale. Forse l'aspetto che più mi ha sorpresa è qualcosa che lei ha rivelato durante una conferenza per i BAFTA, in cui ha detto di non trovare ispirazione nel cinema perché sente che la sua tradizione non le parla. Cosa intende dire? Pensa che per le registe che arriveranno dopo di lei sarà diverso?

CS - Sì, ho detto così. Quando parlo d'ispirazione io intendo dire non tanto una storia che poi finisci per omaggiare o ripetere. Mi riferisco alla capacità di un film di far provare qualcosa alle persone, di parlare loro in modo che si riconoscano nello stesso e nei suoi personaggi, fino a far venire loro voglia di fare cinema in prima istanza, di raccontarsi a loro volta. Io di fronte ai film non mi sento così, trovo la mia ispirazione altrove: nei musei, nei giardini botanici. Dato che questo film sta riscuotendo tanto successo e ha una bella fetta di pubblico giovane, io spero davvero che possa fare la differenza in futuro. Sento una grande responsabilità in questo senso. 

Il ruolo di Valeria è molto contenuto nel film, la vediamo in una manciata di scene. Eppure è una madre diversa dal solito, di cui sappiamo poco eppure comprendiamo tantissimo. 

VG - Per girare la mia parte è bastata una sola settimana. Sono arrivata sul set quando si girava già da un pezzo, eppure mi sono sentita subito a casa. Mi è piaciuto moltissimo partecipare a questo film, c'era un'atmosfera familiare, specie la sera, quando si mangiava tutti assieme dopo le riprese. Riguardo al mio ruolo, quello della madre della protagonista è cruciale ai fini della storia e ricco di sfaccettature. La mia è una donna che sta affrontando un lutto recentissimo e desidera sistemare la figlia, eppure sa di condannarla all'impossibilità di compiere una scelta, perché a lei è successa la stessa cosa. Con la sicurezza per la figlia intende anche regalarsi un po' di felicità personale, tornando nella Milano che le manca tanto, lontano da un castello isolato in cui si annoia. Ci sono tanti sentimenti che agitano il suo animo. 

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