Perché vedere É stata la mano di Dio, il film di Sorrentino

Autore: Carlo Lanna ,
Copertina di Perché vedere É stata la mano di Dio, il film di Sorrentino

È un film bellissimo e denso di significato. Basterebbero queste parole per descrivere la magnificenza di E’ stata la mano di Dio, il film diretto da Poalo Sorrentino che è disponibile su Netflix. Presentato in pompa magna al Festival del cinema di Venezia e premiatissimo dalla critica internazionale, oggi è uno di quei film che più rappresentano l’Italia nel mondo. Sì, è un film bello nella sua accezione più particolare del termine, è evocativo, è intimistico, è brillante. È una fotografia rarefatta della città di Napoli. Sorrentino ha scritto forse il suo capolavoro? Solo i posteri potranno dirlo. Per il momento resta un lungometraggio da vedere senza se e senza ma, e ora vi spieghiamo il perché.

È stata la mano di Dio È stata la mano di Dio Il diciassettenne Fabietto Schisa è un ragazzo goffo che lotta per trovare il suo posto nel mondo, ma che trova gioia in una famiglia straordinaria e amante della vita. Fino ... Apri scheda

Advertisement

Al centro del racconto c’è la storia di Fabietto Schisa. È un giovane di belle speranze che vive nel cuore della città partenopea circondato da una famiglia sui generis che lo formano a credere nel suo futuro e a rincorrere i propri sogni. Fino a quando, a causa di un incidente, Saverio e Maria (i genitori del protagonista) passano a miglior vita lasciando il giovane Fabio alla deriva e senza la sua bussola. Il ragazzino comincia un viaggio alla scoperta di se stesso, dell’amore, della vita e dei propri sogni in una Napoli verace e fulgida che attende l’arrivo di Maradona.


È stata la mano di Dio, viaggio nella Napoli degli anni ’80

Con il suo stile puramente estetico, Paolo Sorrentino dirige un film che non è solo una lettera d’amore all’epoca d’oro degli anni 80 ma dirige un lungometraggio che conduce per mano lo spettatore nel cuore più bello di Napoli, tra vizi, virtù, miti e leggende. Esce fuori un’immagine evocativa, passionale, intrigante di un decennio pieno denso di cambiamenti sociali e culturali, ma si tratteggia anche un quadro di una città in eterno movimento, sempre in conflitto con il presente, il passato, il futuro e le sue tradizioni.

Advertisement

È stata la mano di Dio è un viaggio in un’epoca che fu. In un tempo a noi vicino che è ancora impresso nell’immaginario. Non ci sono vestiti pomposi, né lustrini, né paillettes. Sorrentino porta al cinema la magia degli anni ’80, quella magia che ha reso tale il decennio più pop di sempre. Con le sue luci, i colori e i desideri di un mondo migliore.


Il folklore come messaggio di speranza per il futuro

Netflix
Perché vedere É stata la mano di Dio


Terra di leggende e di miti, Napoli è un mondo che convive con il sacro e il profano. E il film che evidenzia molto questa contraddizione. La vita di Fabietto, infatti, è circondata da figure strane, quasi metafisiche, necessarie però per aiutare il protagonista a compiere il suo percorso di crescita. Come il personaggio del munaciello, fino al regista che indirizza Fabietto alla scoperta di sé.

Advertisement

È come se la magia, il mistero, la realtà e la fantasia convivessero nello stesso mondo. Napoli è un crogiolo di sacralità ma è anche un calderone dove tutto sembra possibile, una città che racchiude storia e superstizione. I due mondi non collidono mai, restano lì come spettatori passivi dell’umana sofferenza.


È stata la mano di Dio, storie vere (o inventate) sulla vita di Sorrentino

Si dice che il film sia liberamente ispirato alla gioventù di Paolo Sorrentino, ma fa sorridere il fatto che il regista abbia vissuto una tale “avventura” quando era giovane. Non è un film biografico ma per il regista è un film personale, che regala uno sguardo veritiero sul suo vissuto e sulla vita che abbiamo vissuto e che vorremmo vivere. Sicuramente è il lavoro meno filosofico e più commerciale di Sorrentino, ma è comunque un film che lascia il segno.
 

Per non perdere nessuna notizia iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram a questo indirizzo https://t.me/nospoilerit.

Continua a scorrere per altri contenuti
Articolo 1 di 10

Ecco com'è cambiata la sigla di The Walking Dead

Leggi per vedere quali modifiche ci sono state nella sigla di apertura, della terza parte della stagione undici di The Walking Dead.
Autore: Francesca Musolino ,
Ecco com'è cambiata la sigla di The Walking Dead

I fan di vecchia data di The Walking Dead, sono abituati fin dall'inizio a notare i cambiamenti che nel corso degli anni sono avvenuti nella sigla di apertura della serie TV. Un simbolo iconico di questa graduale metamorfosi è senza dubbio da associare al cosiddetto logo, ovvero il titolo della serie che puntualmente compare alla fine della sigla; e che con il passare delle stagioni, è andato lentamente deteriorandosi un po' come il mondo apocalittico, salvo ogni tanto "rifiorire" sempre di pari passi con ciò che avviene nella trama.

Dalla stagione nove di The Walking Dead che ha segnato un cambiamento sotto diversi aspetti, tra cui l'uscita del protagonista e l'inserimento di alcuni notevoli salti temporali, la sigla di apertura della serie è stata completamente modificata e rispetto alla precedente, ha mantenuto soltanto la colonna sonora di Bear McCreary. In vista della terza parte della stagione undici, che sancisce gli ultimi otto episodi della serie, tale sigla è stata in parte rinnovata a partire dall'episodio diciassette che apre quest'ultimo blocco.

Sto cercando altri articoli per te...