Vince Gilligan definisce El Camino non necessario e svela cosa ha imparato da Stephen King

Autore: Stefania Sperandio ,
Netflix
5' 27''
Copertina di Vince Gilligan definisce El Camino non necessario e svela cosa ha imparato da Stephen King

El Camino è disponibile su Netflix e ha consentito ai fan di Breaking Bad di seguire finalmente Jesse Pinkman dopo la fine delle vicende della popolare serie AMC. Secondo Vince Gilligan, però, ideatore e regista di entrambi, il film non era poi così necessario.

Non c'era nessun bisogno di El Camino

Intervistato sulle pagine di Rolling Stone, Gilligan ha rivelato prima di tutto che l'idea di El Camino è nata dalla sua volontà di rispondere alla domanda: verso dove sta guidando Jesse nel finale di Breaking Bad? Mentre, inizialmente, il quesito era più che altro un tarlo senza risposta a cui lo showrunner non ha prestato particolare attenzione, con il passare del tempo si è ritrovato a immaginare sempre più nel dettaglio dove questo viaggio avrebbe condotto il personaggio interpretato da Aaron Paul:

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Era da un po' che avevo quest'idea. Mentre scrivevo l'episodio finale di Breaking Bad, non riuscivo a non pensare: verso dove sta guidando Jesse? All'epoca mi dissi solamente 'non è che importi davvero, voglio credere che stia andando in qualche posto migliore, che se ne stia andando'. Ma, via via che i mesi e gli anni sono passati, mi sono ritrovato a chiedermi 'beh, ma come avrebbe fatto ad andarsene?'.

Netflix

Aaron Paul in El Camino
Aaron Paul ha vestito nuovamente i panni di Jesse Pinkman in El Camino

Proprio per questa sua natura di aggiunta, di piccolo extra che consente di scoprire qualcosa di più sul mondo di Breaking Bad, Gilligan ritiene che El Camino fosse del tutto non necessario. La serie originale, infatti, era già completa di per sé:

Breaking Bad, El Camino e Better Call Saul coesistono in un universo più grande, perché stanno tutti bene insieme. Ma El Camino non è necessario, proprio come Better Call Saul non è necessario per Breaking Bad, o Breaking Bad non è necessario per Better Call Saul. Esattamente allo stesso modo, questo film non è necessario per nessuno di questi due. Esistono tutti quanti, insieme, in un disegno più grande. Li si può apprezzare separatamente, se ne può guardare uno senza aver visto gli altri due, anche se probabilmente in questo modo non si riuscirebbe ad avere l'esperienza completa. Hanno un effetto cumulativo, quando li si guarda tutti.

Il regista vuole però precisare anche una cosa: inizialmente, aveva pensato a El Camino come un bonus, dalla durata di circa venti minuti, che avrebbe voluto chiamare 63, in riferimento al numero dell'episodio. Alcuni degli scrittori di Better Call Saul, però, gli hanno fatto notare che così facendo avrebbe dato la sensazione che Breaking Bad fosse incompleta, senza 63:

Mi dicevo 'lo chiameremo 63, come il numero dell'episodio, 63. E durerà intorno a quindici, o forse venti minuti'. Questa cosa è cambiata rapidamente nella durata di un'ora, poi in un film di due ore. [...] Quando ho parlato dell'idea agli scrittori di Better Call Saul, molti dei quali hanno lavorato a Breaking Bad, mi hanno detto 'non sappiamo se dovresti davvero chiamarlo 63. Questo implicherebbe che in Breaking Bad avessimo lasciato qualcosa in sospeso, che non fosse completo di suo'. Mi hanno detto che questo doveva essere come un nuovo capitolo.

E, a quanto pare, i consigli degli scrittori di Better Call Saul sono stati ascoltati.

Gage Skidmore

Vince Gilligan al Comic-Con di San Diego nel 2018
Lo showrunner e regista Vince Gilligan

Un omaggio a Jesse Pinkman

Non ci sono solo i quesiti che Gilligan ha cominciato a porsi, tra i motivi che lo hanno spinto a dare nuovo spazio a Jesse Pinkman: lo showrunner, oltre che con l'idea di omaggiare l'amore dei fan per questo personaggio, voleva anche dargli nuovo spazio perché si è sentito in colpa per averlo messo un po' in "disparte" negli ultimi episodi di Breaking Bad.

Nell'intervista, Gilligan ha rivelato:

Ricordo di essermi dispiaciuto, in quelle ultime stagioni, al pensiero non solo che Jesse non fosse più centrale come prima, ma più che altro per il fatto che avevamo diviso Laurel e Hardy [Stanlio & Ollio, n. d. r.]. I miei momenti preferiti in Breaking Bad sono quelli in cui questi due tizi lavoravano insieme, quando avevano la loro chimica – no, non è una battuta – quando Jesse era sempre una scocciatura per Walt. Per questo, nelle ultime stagioni, quando si sono separati, ci chiedevamo nervosamente 'stiamo incasinando tutto? Stiamo rovinando quello che ci ha portato tutti questi fan?'.

Gilligan, però, è riuscito a scacciare questi dubbi con la consapevolezza di aver lasciato che la storia andasse esattamente dove doveva andare, senza forzare la collaborazione tra i due personaggi con l'intento di portare avanti ciò che era più gradito al pubblico. Così, è stata chiusa la storia di Walter White, mentre è rimasta aperta la porta su quella di Jesse – da cui si è poi arrivati a El Camino.

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AMC

Bryan Cranston e Aaron Paul in Breaking Bad
Gilligan ha definito Walt e Jesse in Breaking Bad come una sorta di coppia à la Stanlio e Ollio

La lezione di Stephen King

Durante l'intervista, Vince Gilligan ha rivelato anche una sua grande fonte di ispirazione: lo scrittore Stephen King. Dal celebre autore di horror, lo showrunner dichiara di aver imparato soprattutto a mettere cura nella rappresentazione di determinati processi, per fare in modo che il pubblico li percepisca come realistici e credibili, anche nei minimi dettagli.

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Una delle caratteristiche di Breaking Bad, ad esempio, risiede nel fatto di mostrare alcune procedure della vita criminale passo passo, come ad esempio il disfarsi di un cadavere. In merito, Gilligan ha spiegato:

Penso sia una cosa che ho imparato da Stephen King. Non l'ho mai incontrato ma sono un fan dei suoi lavori, e ha anche scritto un grande libro su come scrivere. Credo che lì, da qualche parte, abbia spiegato che alle persone piace leggere delle altre che fanno il loro lavoro. È una cosa che mi è rimasta impressa: le procedure passo passo sono interessanti.

Da lì, è nata l'idea di seguire nel dettaglio i singoli passi delle opere criminali e della caduta di Walter White:

Se lavori da Pizza Hut e, per puro piacere, stai leggendo un libro su uno scienziato forense, allora vuoi vedere da vicino il lavoro, vuoi vedere di cosa si occupa, avrai praticamente installato addosso un rilevatore delle stron*ate. [...] Se le persone che scrivono di un determinato personaggio fanno i compiti a casa, arrivando a un livello sufficientemente granulare, allora le cose diventeranno interessanti.

AMC

Bryan Cranston e Aaron Paul in Breaking Bad
Una delle celebri scene di Breaking Bad in cui i protagonisti provano a disfarsi di un cadavere

Avere un approccio simile, sottolinea Gilligan, non è facile, quando le case di produzione spingono per andare di climax in climax, verso momenti topici e ad alto contenuto emotivo, ma lo showrunner ama il suo approccio in cui, per arrivare da A a Z, bisogna passare prima per B, per C e così via:

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Per me, sono le cose piccole a rendere interessanti quelle grandi.

El Camino è attualmente disponibile su Netflix. Avete già letto la nostra spiegazione del finale – oltre al nostro punto su chi è vivo e chi morto – o non avete ancora visto la nuova produzione di Vince Gilligan?

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Come potrebbe finire Better Call Saul? 7 modi in cui lo spin-off di Breaking Bad potrebbe concludersi

Dal destino di Saul a quello di Kim, passando per l’ascesa di Gus e la fine dei Salamanca, sono diversi gli interrogativi su come possa concludersi Better Call Saul. La sesta stagione dello dello spin-off di Breaking Bad è anche l’ultima.
Autore: Elena Arrisico ,
Come potrebbe finire Better Call Saul? 7 modi in cui lo spin-off di Breaking Bad potrebbe concludersi

Nata dalla costola di Breaking Bad – prodotta dal 2008 al 2013 per 5 stagioni – Better Call Saul è considerata sia prequel che sequel della serie che vede protagonista Walter White (Bryan Cranston): professore di chimica che, dopo aver scoperto di essere malato di tumore ai polmoni, si reinventa cuoco di metanfetamine - con il nome Heisenberg - per riuscire a pagarsi le cure e a garantire un futuro alla propria famiglia.

Proprio in Breaking Bad abbiamo conosciuto Saul Goodman (Bob Odenkirk), personaggio a cui è dedicata l’intera Better Call Saul, prodotta dal 2015 al 2022 per 6 stagioni. Ideata da Vince Gilligan e Peter Gould, la serie ci mostra cosa accade a Saul dopo le vicende di Breaking Bad - quando come Gene Takovic si nasconde a Omaha in Nebraska, per scappare dalla vita ad Albuquerque in New Mexico - e, al tempo stesso, ci consente di percorrere la sua storia prima di diventare Goodman, ovvero quando era semplicemente l’avvocato Jimmy McGill.

Ci si aspetta, quindi, che Better Call Saul 6 concluda tutte le trame irrisolte della serie, collegandosi anche alla storia di Breaking Bad: Saul è, infatti, ormai invischiato con il cartello, Mike è diventato il braccio destro di Fring e quest'ultimo sta per creare il suo impero della droga. Ci sono, inoltre, personaggi – come quello di Kim - non presenti in Breaking Bad, a cui è necessario dare una conclusione.

Come potrebbe finire Better Call Saul, quindi? Ecco alcuni modi in cui potrebbe concludersi la storia dello spin-off di Breaking Bad.

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