Birds of Prey, la recensione: meglio di Suicide Squad, ma non è (più) abbastanza

Margot Robbie torna a vestire i panni della fantasmagorica Harley Quinn nel nuovo film ambientato nell'universo DC e tutto al femminile. C'è parecchia carne al fuoco in Birds of Prey, ma forse arriva fuori tempo massimo.

In campo supereroistico in queste ore qualcuno ha comparato Margot Robbie a Robert Downey Jr. e il confronto non è poi così immotivato. Se infatti il ruolo di Tony Stark/Iron Man ha di fatto rilanciato la carriera dell'attore statunitense, è anche vero che la sua convinta performance nello stesso ha reso un personaggio tutto sommato secondario per popolarità nell'universo Marvel uno degli assoluti protagonisti degli Avengers e del MCU. In un momento spinoso della sua carriera Robert Downey Jr. ha accettato un ruolo (di supereroe) che all'epoca era motivo di discredito in ambito cinematografico e gli ha dato dignità attoriale, stringendo a doppio filo il proprio destino e quello del suo personaggio: il recente flop di Dolittle ne è la prova. Non sarà facile per Downey Jr. trovare un ruolo altrettanto iconico.

Quando ha accettato il ruolo di Harley Quinn Margot Robbie non era certo famosa quanto Robert Downey Jr., anzi: in molti la ricordavano esclusivamente come la bomba bionda e sexy al fianco di Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese. Anche il personaggio di Harley Quinn non era poi così popolare, almeno non quanto il celebre fidanzato Joker: al cinema era latitante e la vecchia serie animata in cui appariva non si vedeva in TV da tempo.

Warner BrosMargot Robbie è di nuovo Harley Quinn
Margot Robbie come Robert Downey Jr è cucita a doppio filo ai destini del personaggio che interpreta

Complice l'indubbia bellezza dell'attrice, un look strepitoso che farà impazzire le cosplayer di mezzo mondo con i suoi outfit, la seducente Margot Robbie si è rivelata l'unico elemento memorabile e riuscito di un film pieno di falle come Suicide Squad. Da lì in poi la sua notorietà è esplosa, dando concretezza drammatica alla sua carriera, senza però mai rinnegare il ruolo pop che l'ha lanciata per davvero. 

La reattività di Warner (E DC)

A questo punto della storia entra in gioco uno studios come Warner Bros, che questa guerra dei supereroi al cinema la sta perdendo, ma che continua caparbiamente a inseguire la concorrenza. Di Warner Bros si possono criticare tante scelte, ma bisogna riconoscergli un merito; risponde davvero rapidamente alle aspettative e alle richieste del suo pubblico, malleando i suoi franchise di conseguenza. Mentre Marvel - che partiva con grande vantaggio - stava lì a cincischiare sulla possibilità di un film su Vedova Nera (con una Scarlett Johansson lanciatissima anche in chiave action), Warner Bros piazzava un successo strepitoso come Wonder Woman, figlio proprio della consapevolezza che il mercato era maturo per una supereroina fatta con tutti i crismi.

L'aspetto più incredibile di Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) non è tanto come si sia poi arrivati a regalare un film anche a Harley Quinn, ma quanto questo titolo si sia trasformato in corsa per rispondere alle richieste e alle esigenze del pubblico. Non è certo un mistero che, visto il successo di Joker di Todd Phillips, Warner Bros abbia pensato di schiacciare l'acceleratore a tavoletta su un tono più adulto e violento, concedendo a Birds of Prey di inserire qualche scena forte che ha inevitabilmente alzato il rating del film. Da una parte la pellicola risulta graffiante laddove i corrispettivi Marvel sono fin troppo abbottonati, ma dall'altra queste scelte produttive danno molto da pensare.

Warner BrosHarley Quinn e le Birds of Prey armate fino ai denti
Birds of Prey in realtà racconta due genesi in un solo film incentrato sulla solidarietà femminile

Certo è bello vedere al cinema un gruppo di supereroine smitizzate e libere di ubriacarsi, mangiare schifezze e alludere con nonchalance a tutta una serie di argomenti "non da signora" ma fa riflettere come la possibilità di fare questo film sia sempre stata a portata di mano. Farlo anche solo un paio di anni fa, allora sì che sarebbe stato rivoluzionario. Oggi invece è poco più di una mossa mercenaria, un prêt-à-porter cinematografico fatto non perché ci si creda davvero, ma perché è una scelta che paga al botteghino. 

Se dovessi fare un pronostico, direi che Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) andrà benone al box office, ma non solo: da qualche parte nella sua oculatissima costruzione avrà sicuramente una scena o un passaggio destinati a diventare un tormentone, un meme o un riferimento culturale da maglietta nerd molto riconoscibile. La regista Cathy Yan non gli fa mancare davvero nulla, tra sequenze action spettacolari e corpo a corpo davvero articolati, tanto che a volte il film finisce per essere un po' caotico per il gran numero di cose che succedono sul grande schermo.

Graffiante, grafico e un po' punk

La trama, fatta di ellissi e omissis, è al contrario ben architettata per mettere al centro Harley Quinn e pian piano introdurre il gruppo di tipe toste che formeranno le Birds of Prey. Il cast stavolta è piuttosto azzeccato e, anche se qualche caratterizzazione è un po' rozza, la varietà di facce, corporature, età, storie personali e abilità delle protagoniste regala un film davvero cangiante. Tanto le protagoniste sono poliedriche e molto differenti tra loro (accomunate giusto dal saper menare bene le mani) tanto il film ha un immaginario variopinto piuttosto coeso.

Gli scenari da Gotham lasciano spazio a una fantomatica zona est colorata dai luoghi del cuore di Harley, che mixano bassifondi, street food, suggestioni circensi e illegalità. La cura con cui i set sanno abbracciare l'esagerazione nel vestire e nel parlare di Harley e dell'antagonista maschile, apre immaginari e visioni che finalmente richiamano il mondo del fumetto Le giostre da incubo e le statue che emergono nella nebbia nel segmento finale, il club e l'arredamento di casa di Roman Sionis: l'ambientazione riesce a restituire quel tocco grafico da spillatino, ormai quasi del tutto scomparso nei film della concorrenza. 

Warner BrosEwan McGregor è Black Mask
Ewan McGregor dimostra di essere molto versato anche nell'interpretazione dei cattivi

Se il cast in generale è azzeccato e Margot Robbie come Harley Quinn è ancora una volta splendida (e sfoggia un outfit più strepitoso dell'altro), il personaggio migliore della pellicola è Roman Sionis interpretato da Ewan McGregor. L'attore inglese ruba la scena a tutte, tirando fuori dal cappello un personaggio istrionico ed esageratissimo. Sionis è folle quanto la protagonista, ma in qualche modo l'attore riesce a mantenerlo ancorato alla realtà, rendendolo terrorizzante. Non risulta mai sopra le righe, nemmeno nei momenti più esagerati, dando prova di un controllo tonale impressionante. 

Per il pubblico medio dei cinecomics sarà un grande titolo, più che soddisfacente. A ben vedere il film si adagia sulla tonalità un po' fracassona e tamarra scelta da DC per caratterizzare il suo universo cinematografico, osando a livello visivo ma non così tanto a livello narrativo. Harley si limita a stare sulla porta, in attesa di vedere cosa accadrà nel nuovo Batman (e lasciandoci in sospeso sulla questione Joker). Filler di lusso o meno, fa il giusto per intrattenere, ma arriva troppo tardi per essere davvero dirompente. 

Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) sarà nelle sale italiane dal 6 febbraio 2020.

Voto 7/10

Il team al femminile di Harley Quinn diverte, avvince ma non convince fino in fondo: è in ritardo di almeno un paio di anni per ricoprire il ruolo che desidera di cinecomics dirompente e di rottura.

Elisa Giudici

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