È morto Joel Schumacher, il regista che ammantò Batman d'ironia camp

Warner Bros Joel Schumacher sul set di Batman & Robin

Il regista statunitense di due Batman, Ragazzi perduti, Il fantasma dell'opera e Un giorno di ordinaria follia si è spento all'età di 80 anni. Joel Schumacher lascia dietro di sé un immaginario cinematografico barocco e camp.

È morto a giugno, nel mese mondiale dedicato all'orgoglio queer. Joel Schumacher se lo è portato via un cancro contro cui combatteva da tempo, in quella New York in cui era nato nel 1939 e in cui si è spento, lontano dai riflettori. La città dove ha trascorso la sua infanzia gli è rimasta nel cuore. Rimasto orfano di padre a soli 4 anni il giovane studente di moda figlio di una donna ebrea di origine svedese se ne era andato da ventenne per cercare fortuna a Hollywood, ma la Grande Mela non l'aveva mai dimenticata.

È un destino ingrato quello che attende Schumacher. È probabile che il regista di film pregevoli come Ragazzi perduti e Un giorno di ordinaria follia verrà ricordato soprattutto per le due pellicole di Batman che ha diretto. Difficile non partire da lì, da quei due film legati all'Uomo Pipistrello che sono stati uno spartiacque nella sua carriera, irrisi e derisi a tal punto da costringere il regista a scusarsi, fare pubblica ammenda. 

È morto Joel Schumacher, il regista del barocco hollywoodiano

È il 1997 quando Schumacher chiama George Clooney a interpretare Bruce Wayne in uno dei cinecomics più disprezzati della storia del cinema: Batman & Robin. Due anni prima aveva già diretto Val Kilmer in Batman Forever, senza convicere appieno il pubblico. Il film che vede Robin e Batgirl al fianco dell'Uomo Pipistrello viene irriso sin dal suo lancio, diventando uno dei flop più iconici degli anni '90.

Dopo il Batman gotico e oscuro di Tim Burton nessuno è pronto per questa versione ironica dal gusto spiccatamente camp, con due cattivi sopra le righe e kitsch come Mr. Freeze (Arnold Schwarzenegger) e la velenosa Poison Ivy (Uma Thurman). I capezzoli in rilievo sulla tuta, la bat carta di credito, i lustrini e i glitter, l'umorismo inglese di Mr. Freeze, la recitazione non eccelsa di gran parte del cast: niente sembra funzionare. Il film è un punto di non ritorno per la carriera del regista anche una super star come Clooney ne esce a fatica. 

Nessun Batman successivo è riuscito mai davvero a cancellare il ricordo di quello percepito da molti come un affronto al personaggio. I toni di Gotham ritornano più oscuri che mani con Christopher Nolan e Ben Affleck. A distanza di anni Schumacher rimane forse l'unico regista ad aver tentato attivamente di inserire l'estetica camp e l'etica queer in un mondo di supereroi ancor oggi maschile e maschilista. Vent'anni dopo bisogna almeno riconoscergli che, al di fuori di Tarantino, in pochissimi hanno donato a Uma Thurman un personaggio tanto iconico e dall'entrata in scena così spettacolare. 

Tra minimalismo ed eccessi di successo

In anni recenti il regista era stato addirittura costretto a scusarsi per il suo film, quasi il fiasco fosse divenuto un reato di lesa maestà. I titoli successivi sono per lui un ritorno alle origini, quasi minimalisti per un regista amato e odiato per il suo tocco barocco. L'amore per i costumi e le scenografie sfarzose Schumacher non lo se lo lascerà mai davvero alle spalle. D'altronde è proprio come costumista che entra a Hollywood, dalla porta sul retro della manovalanza. Poi scrive sceneggiature che finiscono in varie mani (fino a quelle di Woody Allen), comincia produrre e a dirigere film suoi. Sono progetti di modeste ambizioni, ma che lo fanno notare alle persone giuste. Poi arriva la metà degli anni '80 e Schumacher infila tre film che lo fanno diventare una rilevazione: St. Elmo's Fire, Ragazzi perduti, Linea mortale

Arriva a Cannes con Un giorno di ordinaria follia, dirige un adattamento di John Grisham di livello come Il cliente. Il curriculum ora è di tutto rispetto. Il gusto per il thriller e quel certo tocco sopra le righe che rivendica con orgoglio (insieme al suo orientamento sessuale) lo rendono il nome perfetto per dirigere un film tratto dai fumetti, allora materia tutt'altro che nobile. 

Dopo l'esperienza di Batman Joel Schumacher sceglie un minimalismo insolito nei suoi progetti successivi. Due anni dopo tira fuori dal cappello un prodotto tutt'altro che trascurabile cme 8mm - Delitto a luci rosse, ma ormai nessuno sembra davvero credere in lui. Eppure Schumacher il tocco per l'eccesso che ha successo non l'ha perduto: nella cornice barocca di Il fantasma dell'opera lancia la carriera di Gerald Butler e anche Colin Farrell trova la spinta giusta grazie a In linea con l'assassino

L'amicizia con David Fincher 

Che sotto la confezione scintillante ci fosse parecchia sostanza lo conferma un cineasta insospettabile come David Fincher, collega e amico che per lui ha grande stima, tanto da affidargli la regia di alcuni episodi della prima stagione di House of Cards. I due hanno molto più in comune di quanto non possa sembrare: un'ossessione maniacale per la forma, un'estetica carismatica prestata al cinema tanto quanto nel mondo dei videoclip musicali, le improvvise virate verso il poliziesco e il thriller, a cui sanno conferire un'inaspettata qualità. 

Se gli chiedevano della sua fede religiosa Schumacher citava Amleto, se gli chiedevano di quella politica mostrava gli assegni in favore del partito democratico. Criticato talvolta persino per la sua precisa volontà di inserire un'estetica di gusto queer in film apparentemente lontanissimi per genere e scopi, Schumacher tirava dritto e testa alta. Forse chissà, covando da qualche parte ancora una punta d'orgoglio per quel Bruce Wayne autoironico e camp, svuotato del suo manto d'aggressiva virilità maschilista e seriosa.

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