Cosa c'è di vero in È stata la mano di Dio, il film che racconta l'adolescenza di Paolo Sorrentino?

Il protagonista del film Fabietto è l'alter ego di Paolo Sorrentino. la storia raccontata in È stata la mano di Dio è la sua ed è tutta vera, anche nei suoi dettagli più drammatici.

La famiglia Schisa in motorino

È stata la mano di Dio è un bellissimo film - forse il migliore tra quelli italiani visti nel 2021 - capace di arrivare dritto al cuore con la storia del parentado partenope, turbolento e ricco d'amore e ironia del giovane protagonista Fabietto Schisa. L'interpretazione del film ha tutta un'altra prospettiva quando si scopre quanto c'è di vero nella storia. Stando alle dichiarazioni del regista Paolo Sorrentino, tutto ciò che si vede nel film è successo durante la sua adolescenza. Infatti Fabietto non è altri che il suo alter ego: attraverso questo personaggio fittizio Sorrentino ripercorre l'ultima estate felice da adolescente nella Napoli magica e pericolosa di Maradona e dello scudetto. 

Tutto quello che vediamo nel film è successo, anche i personaggi più bizzarri sono davvero esistiti. Sorrentino ha spiegato di aver solo riordinato gli episodi isolati in una cronologia che permettesse di creare un racconto unico e fluido, mentre nella realtà i fatti si sono svolti autonomamente, senza soluzione di continuità o relazione di causa ed effetto. Il regista ha richiarato in un'intervista a Fabio Fazio di aver realizzato questo film per affrontare un periodo oscuro della sua gioventù:

C'erano due modi per farlo: o andare in terapia e pagare qualcuno per parlarne, o farlo in un film ed essere anche pagato. 

Sorrentino ha scelto la seconda strada e ha spiegato di aver fatto questo lungometraggio a 20 anni dal suo esordio cinematografico con L'uomo in più (2001) anche per tentare di far capire ai propri figli perché abbia un carattere così schivo, talvolta tendente al melanconico. 

Poster È stata la mano di Dio
FILM

È stata la mano di Dio

2021
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  • Genere: Drammatica
  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
  • Cast: Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri guarda tutto il cast

Dopo la visione le domande su alcune scene in particolare e sulla loro connessione alla realtà sono molte: potete trovare la spiegazione di quanto successo a Sorrentino e la connessione con la rielaborazione cinematografica a seguire. Attenzione però: si tratta di una lettura ricca di spoiler! Nel caso voleste sapere qualcosa in più sulla trama o sulle location, meglio leggere gli approfondimenti dedicati e senza anticipazioni. 

La morte dei genitori di Sorrentino

Una volta scoperta la forte componente autobiografica del film il primo interrogativo è se Paolo Sorrentino abbia perso in modo così traumatico i propri genitori. La risposta è: sì, è andata proprio come raccontato nel film. I coniugi Sorrentino sono morti a causa delle esalazioni di una stufetta difettosa in funzione nella seconda casa delle vacanze in cui si erano recati per passare un fine settimana di relax. La causa ufficiale del decesso di entrambi è avvelenamento da monossido di carbonio. 

Anche la circostanza fortuita raccontata dal film è vera. Paolo Sorrentino avrebbe dovuto essere con loro in quella casa, probabilmente avrebbe perso la vita anche lui. Quel sabato però, per la prima vita nell'intera stagione del Napoli, ottenne dai genitori il permesso di andare a vedere la squadra di Maradona in trasferta. La partita gli salvò la vita. Per questo motivo Sorrentino dice da anni che Maradona gli ha salvato la vita e per questo motivo l'ha ringraziato quando ha ricevuto il suo premio Oscar. Una piccola curiosità: all'indomani della vittoria dell'Academy Award, Diego Armando Maradona gli mandò una delle sue magliette, che Paolo Sorrentino espone incorniciata a casa sua come un cimelio.

NetflixSaverio e Fabietto Schisa
Sorrentino ha voluto Servillo per interpretare l'alter ego di suo padre nel film

Paolo Sorrentino ha raccontato di aver fortemente voluto Toni Servillo nei panni dell'alter ego di suo padre, Saverio Schisa. I due d'altronde collaborano con profitto sin dal primissimo film di Sorrentino, L'uomo in più. Il ruolo iconico di Jep Gambardella ha reso Toni Servillo una star internazionale e un volto notissimo in Italia, laddove in precedenza era sconosciuto a chi non frequentasse i teatri dove Servillo trascorreva gran parte delle sue giornate lavorative. Comprensibile che, di fronte a un film tanto delicato, Sorrentino abbia deciso di chiamare un amico e collaboratore di così lungo corso per un ruolo tanto delicato. 

L'incontro tra Maradona e Sorrentino

Un'altra scena che nel film si svolge esattamente come nella realtà è quella dell'apparizione di Maradona che "ferma" il traffico e i passanti napoletani. Sorrentino ha spiegato di aver visto una volta Maradona a bordo di un auto tutt'altro che lussuosa, mentre guidava su una via vicino a casa sua. Il campione spesso usava macchine di basso profilo per tentare di defilarsi dalle attenzioni della stampa, ma veniva puntualmente riconosciuto per strada, "bloccando" tutti. 

NetflixPaolo Sorrentino al San Paolo
Paolo Sorrentino ha girato le scene d'allenamento di Maradona all'ex stadio San Paolo, oggi dedicato al giocatore

Antonio Capuano, il mentore di Paolo Sorrentino 

Un altro passaggio poco noto ai più ma assolutamente autobiografico del film è il coinvolgimento del regista partenopeo Antonio Capuano (interpretato da Ciro Capano) nella formazione del giovane Paolo Sorrentino. Nel film vediamo Capuano come un regista allergico ai compromessi e sopra le righe, senza peli sulla lingua: caratteristiche proprie del suo carattere e della sua produzione. Pur avendo collaborato con altri registi agli inizi di carriera (Maurizio Fiume, Stefano Incerti, Enzo Decaro) è Capuano a dargli il primo lavoro di rilievo. Insieme a lui Sorrentino sceneggia il film Polvere di Napoli (uscito nel 1998) e ottiene una paga di sette milioni di lire. 

Capuano stesso ha iniziato da scenografo per produzioni televisive. Solo dopo lunghi anni è riuscito a dedicarsi al cinema, dove ha realizzato una serie di pellicole come Vito e gli altri, Pianese Nunzio, 14 anni a maggio e La guerra di Mario, nella stragrande maggioranza dei casi sempre ambientati a Napoli. 

NetflixFabietto a Stromboli
Antonio Capuano è davvero stato un mentore per il giovane Paolo Sorrentin

La signora con la pelliccia e la mozzarella

Tra le figure più emblematiche e autenticamente sorrentiniane del film c'è una parente degli Schisa, la signora Gentile, nota per il suo caratteraccio. La vediamo mentre si rifiuta di mangiare a tavola con il resto del parentado, standosene in disparte, seduta su una seggiola. La donna - intepretata dall'attrice Dora Romano (di recente vista anche in Imma Tataranni) si fa portare una mozzarella di bufala, che azzanna voracemente afferrandola mani nude, senza condirla né tagliarla.

NeflixLa signora Gentile
Dora Romano interpreta la signora Gentile, ma anche la mamma di Imma Tataranni nell'omonima fiction Rai

Nonostante sia estate e faccia molto caldo, la donna non si separa mai da una vistosa pelliccia che le ha regalato il figlio. Paolo Sorrentino ha raccontato che all'epoca comportamenti di questo tipo non erano così rari. La pelliccia era uno status symbol di agiatezza ed eleganza per le donne che la possedevano, che non perdevano mai l'occasione di sfoggiarla, anche in contesti poco consoni. 

  • Sì. Quella raccontata nel film è la vita del giovane Paolo Sorrentino.

  • Sì, sono morti esattamente nello stesso modo: avvelenati dal monossido di carbonio emesso da una stufetta difettosa accesa nella casa delle vacanze. 

  • Quando Sorrentino era ancora adolescente, ha perso i genitori a causa di una stufetta difettosa della casa delle vacanze. L'elettrodomestico ha rilasciato monossido di carbonio, che ha lentamente asfissiato i coniugi senza che i due se ne rendessero conto dato che è inodore e insapore. 

  • Antonio Capuano è un famoso regista parteonopeo, che ha fatto da mentore al vero Sorrentino mentre muova i primi passi nel mondo del cinema. Sorrentino ha co-firmato con lui la sceneggiatura di Polvere di Napoli (1991).

    Nel film è interpretato da Ciro Capano. Il personaggio ha lo stesso carattere schietto e un po' polemico dell'originale. 

  • L'incontro al semaforo in cui il mondo si ferma ad osservare Maradona, che guida un'utilitaria senza pretese per tentare di non farsi riconoscere, è avvenuto davvero a pochi metri da casa di Maradona. 

  • Paolo Sorrentino avrebbe dovuto essere con li genitori nella casa delle vacanze nella loro ultima notte e probabilmente avrebbe perso la vita anche lui. Quel sabato però, per la prima vita nell'intera stagione del Napoli, Sorrentino ottenne dai genitori il permesso di andare a vedere la squadra di Maradona in trasferta. La partita gli salvò la vita. 

  • Secondo Sorrentino tutti gli episodi e i personaggi raccontati hanno fatto parte della sua vita di adolescente. Lo sceneggiatore adulto ha solo creato una sorta di continuità narrativa, legando episodi che si sono svolti singolarmente insieme con rapporti di causa ed effetto. 

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