Il coming out di Amybeth McNulty di Chiamatemi Anna nel mese del Pride

Autore: Alice Grisa ,
News
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Copertina di Il coming out di Amybeth McNulty di Chiamatemi Anna nel mese del Pride

Una delle serie più compiante (e rimpiante) del 2020 è Chiamatemi Anna, una trasposizione della saga di romanzi per ragazzi di Lucy Maud Montgomery con un taglio fresco e contemporaneo, pur mantenendo l’ambientazione ai primi del Novecento sull’isola del Principe Edoardo.

Poche giovani attrici hanno il physique du rôle di Amybeth McNulty, attrice 18enne irlandese-canadese che ha interpretato la protagonista Anna.

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Non potremmo immaginare un volto diverso dal suo, così aderente alle descrizioni minuziose della ragazzina nei romanzi della Montgomery.

Amybeth McNulty ha scelto il mese del Pride per comunicare il proprio coming out e ha usato Twitter per raccontare il proprio orientamento sessuale in modo semplice e dolce.

Ecco, penso di aver fatto per sbaglio coming out hahaha! Felice mese del Pride miei cari!

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Perché "per sbaglio"?

Il tutto è partito da un'Instagram Story dell'attrice in cui teneva un cartellone con scritto: "Anne Shirley is bi as hell" (Anne è dannatamente bisex"). La foto è stata modificata da un fan con la scritta "Amybeth is bi as hell", ovvero "Amybeth è dannatamente bisex". La ragazza ha colto l'occasione in modo simpatico per esprimere il proprio orientamento e confermare.

[twitter id="1273333652404023309"]

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Una dichiarazione dolce ed easy, che assume ancora più valore con il mese dell’attivismo della comunità LGBTQ+ che punta alla normalizzazione dell’orientamento sessuale con la bandiera arcobaleno, simbolo di accettazione, apertura e del valore delle sfumature.

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Forse anche il modo (sicuramente anacronistico ma altrettanto potente) in cui l’omosessualità viene trattata all’interno della serie Chiamatemi Anna ha aiutato Amybeth McNulty a prendere coscienza di sé in modo semplice e normale.

Nella serie, differentemente rispetto al libro, sono introdotti due personaggi omosessuali: Cole, l’amico di Anna, che la ragazzina aiuta e sostiene, convincendolo a non venire mai a se stesso e a seguire la propria strada, e Josephine, l’illuminata zia di Diana Barry, innamorata da sempre di Gertrude.

La visione aperta e moderna di Anna concepisce i sentimenti come qualcosa di alto e puro, indipendentemente dall’etnia di appartenenza, dall’età e dall’orientamento sessuale.

Anche nella storyline di Mary e Bash, grandi amici di Gilbert, Anna si batte per l’integrazione della famiglia di etnia diversa nella loro comunità, e allo stesso tempo stringe amicizia con Ka'Kwet, appartenente a un gruppo nativo che vive vicino ad Avonlea.

Questa modernizzazione di Anna è piaciuta molto agli spettatori, che non hanno accolto bene la notizia della cancellazione della serie dopo il finale che aveva coronato l’amore atteso e rincorso tra Anna e Gilbert.

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Netflix
Una scena di Chiamatemi Anna
Anna tornerà forse in un film

Netflix probabilmente non continuerà la serie (nonostante le proteste e le petizioni!) ma potrebbe arrivare presto un film sulla bellissima storia di Anna dai capelli rossi… e dal cuore #rainbow.

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GLOW e le altre serie Netflix cancellate prima di avere un vero finale

Netflix ha interrotto gran parte delle sue produzioni originali dopo circa tre stagioni. Ecco una lista di tutte (o quasi) le serie Netflix che non hanno avuto un degno finale.
Autore: Giulia Greco ,
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Ci sono serie pensate per essere autoconclusive, che raccontano una storia nell'arco di una sola stagione. È il caso di Unorthodox. Ci sono poi altri show, come Dark, che sanno già quando raggiungeranno il traguardo. A volte capita invece che un telefilm sia così amato dal pubblico che la rete televisiva che lo trasmette continua a rinnovarlo per anni, nonostante il progetto iniziale non lo prevedesse. Vi dice nulla il caso di Supernatural? E poi c'è Netflix che tende (con le dovute eccezioni) a cancellare le sue serie originali dopo circa 3 stagioni.

Per decenni, il successo di una serie televisiva era in parte decretato dalla sua longevità, tanto che il cast firmava contratti che li vincolava per circa 4-6 anni. Certo, poteva capitare che una serie non incontrasse il favore de pubblico e che, sfortunatamente, venisse cancellata dopo una stagione o due, ma in genere valeva la regola dei sei anni. Con l'avvento di Netflix, qualcosa però è cambiato. Se la televisione tradizionale continua a sfornare serie che ci tengono compagnia per anni, il colosso dello streaming sembra non voler portare avanti i suoi prodotti originali troppo a lungo.

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