Judas and the Black Messiah è il film sul razzismo più bello di questa edizione degli Oscar 2021

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
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Copertina di Judas and the Black Messiah è il film sul razzismo più bello di questa edizione degli Oscar 2021

In un'annata di film statunitensi che affrontano il tema scottante del razzismo contro gli afroamericani, Judas and the Black Messiah è il titolo più riuscito tra quelli attenzionati dall'Academy nella corsa agli Oscar. Lo rivelano anche le sue sei nomination: due per gli attori protagonisti Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield, tre tecniche per fotografia, miglior canzone e sceneggiatura originali, più quella prestigiosa di miglior film. Non solo. Rispetto a una concorrenza forte di storie vere impressionanti e di sceneggiature verbosissime di stampo teatrale da cui sono usciti film a tratti faticosi, Shaka King primeggia per l'attenzione che ha messo nella realizzazione del film stesso

Tra le pellicole afroamericane più rilevanti dell'annata, la sua è quella che non si scorda mai di essere innanzitutto un film, non soccombendo ad altre esigenze extra cinematografiche. Laddove Una notte a Miami e Ma Rainey's Black Bottom sommergono lo spettatore in una fiumana di dialoghi e monologhi esplicativi, didascalici e talvolta didattici, senza scordare il lunghissimo e sconcertante Da 5 Bloods di Spike Lee, Judas and the Black Messiah contrappone un thriller ritmato, avvincente, dinamico, che nulla ha dell'andamento nervoso e claustrofobico degli altri titoli.

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Non soccombe all'urgenza di denunciare al razzismo né al protagonismo dei suoi interpreti: tra le altre cose, quella di Shaka King è una prova registica davvero promettente. 

Un incrocio tra Il conformista e The Departed

Il filone dei film incentrati su un tradimento politico e umano è sterminato e ricco di pellicole memorabili. Per questo quando Kenny e Keith Lucas si sono presentati con la loro idea a Netflix e A24, l'hanno presentata come un incrocio tra Il conformista e The Departed in chiave nera. La storia di Fred Hampton è un perfetto copione per un thriller e l'intuizione brillante di Shaka King è d'inquadrarla come tale. 

La pellicola si apre con un breve estratto da un'intervista TV a William O'Neal di cui lo spettatore che non conosca i fatti non può (ancora) comprendere l'enorme rilevanza. Il giovane ladro d'automobili (interpretato da Lakeith Stanfield) viene pizzicato dalla polizia di Chicago mentre ruba un veicolo. A salvarlo dal carcere è un agente del FBI (Roy Mitchell) che esige da lui di diventare un informatore per lo Stato. Il famigerato J. Edgar Hoover (Martin Sheen) è infatti ossessionato dal leader della sezione locale delle Pantere nere Fred Hampton (Daniel Kaluuya).

Warner Bros.

Fred Hampton incita la folla
Shaka King si prende il tempo di raccontare Hampton e O'Neal prima di trarre le conclusioni della vicenda

Abilissimo nell'arringare la folla e nel stringere alleanze, Hampton è una via di mezzo tra un profeta, un predicatore e un capo politico smaliziato, capace di unire sullo stesso fronte le Pantere Nere, gli Young Patriots, gli Young Lords e altre bande di strada di Chicago, formando un fronte comune contro l'ingerenza e la violenza dello stato centrale. O'Neal viene quindi convinto a spiare Hampton, ritratto come un pericoloso terrorista.

Judas and the Black Messiah avrebbe potuto essere un film come Detroit di Kathryn Bigelow, ovvero un titolo che sin da subito svela tutta la drammaticità della storia che racconta. La storia di Hampton avrebbe potuto essere presentata come un'esecuzione in cui lo Stato diventa mercenario e opera completamente al di fuori della legalità, diventando aguzzino. Raccontando l'ambiguo rapporto tra Hampton e O'Neal invece la pellicola lascia sulle spine lo spettatore che non conosca l'epilogo della storia, facendolo ancor più identificare nella progressiva presa di consapevolezza del protagonista. 

Non solo: quello fornito è un ritratto penetrante e complesso di Fred, che evita una previa santificazione per mostrare a poco a poco l'uomo amorevole dietro la facciata del leader carismatico e talvolta controverso. Non solo: scegliendo di raccontarlo attraverso lo sguardo di William O'Neal, si crea un duo di protagonisti con delle zone d'ombra, evitando la contrapposizione potente ma superficiale di poliziotti bianchi cattivi contro cittadini neri buoni. L'intento manipolatorio e truffaldino del FBI è evidente, ma questo approccio permette d'inquadrare i protagonisti come individui agenti e non vittime impotenti, anche quando poi lo diventano. 

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Daniel Kaluuya e Shaka King: due nomi da tenere d'occhio

In Judas and the Black Messiah ritroviamo il duo di Get Out in gran forma. Sia Daniel Kaluuya sia Lakeith Stanfield hanno strappato una meritata nomination, con due ruoli incisivi, carismatici ma recitati con un'ottima padronanza e un certo naturalismo. Personalmente ritengo che Daniel Kaluuya sia tra i più promettenti attori della sua generazione: qui dà una performance di puro carisma senza mai insistere sul lato interpretativo, risultando magnetico ma mai caricaturale. Un risultato più sfaccettato e meno teatrale della performance ben più calcata di Chadwick Boseman in Ma Rainey's Black Bottom, a cui andrà con tutta probabilità la statuetta di miglior attore. 

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Warner Bros

Fred Hampton e due Pantere nere
Daniel Kaluuya si conferma un interpreta dal grande carisma, la cui carriera va seguita da vicino in attesa di una futura consacrazione

Anche Shaka King è un nome decisamente da tenere d'occhio, sia come sceneggiatore sia come regista. Un peccato non vederlo nella cinquina relativa. Anche se ancora un po' troppo orientato verso l'ostentazione di maniera, la sua regia che strizza l'occhio alle convenzioni dei film di genere degli anni '60 e '70 è perfettamente intonata all'atmosfera delle vicende. Dinamica e astuta nell'inquadrare i rapporti di forza tra protagonisti, la regia di King rende la visione del film davvero appagante e coinvolgente. 

Quando Netflix e A24 hanno declinato l'offerta dei Lucas, si è fatta avanti Warner Bros, che ha il merito di aver puntato su un progetto attuale ma cinematograficamente forte, con tanti nomi giovani e ancora poco noti dietro le quinte. Un peccato che sia stato messo un po' in ombra s pellicole ben più conformiste: se ne avete la possibilità, dateci un'occhiata. Potrebbe sorprendervi. 

Dove posso vedere Judas and the Black Messiah?

Judas and the Black Messiah è prodotto da Warner Bros, che al momento non ha una piattaforma dedicata in Italia. Il film è dunque disponibile sui principali servizi di streaming, con un costo aggiuntivo rispetto all'abbonamento per il noleggio o l'acquisto.

Non è presente nel catalogo Netflix. Si può trovare invece su Amazon Prime Video, Tim Vision, NOW e Microsoft Store.

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Judas and the Black Messiah è nel catalogo Netflix?

No. Judas and the Black Messiah è prodotto da Warner Bros, che al momento non ha una piattaforma dedicata in Italia. Il film è dunque disponibile sui principali servizi di streaming, con un costo aggiuntivo rispetto all'abbonamento per il noleggio o l'acquisto: lo troverai su Amazon Prime Video, Tim Vision, NOW e Microsoft Store.

Judas and the Black Messiah uscirà al cinema?

Al momento sembra proprio di no.

Judas and the Black Messiah è prodotto da Warner Bros, che al momento non ha una piattaforma dedicata in Italia. Warner distribuisce il film sui principali servizi di streaming, con un costo aggiuntivo rispetto all'abbonamento per il noleggio o l'acquisto.

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Oltre a raccontare una storia rilevante, Judas and the Black Messiah e un film riuscito anche sul profilo cinematografico, che vanta una regia accattivante, una buona scrittura e attori capaci.
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